Manovra e patto “chiudono” il Comune

Ecco il possibile impatto delle misure finanziarie del Governo sui cittadini: meno posti nelle scuole e nidi d’infanzia, riduzione del trasporto pubblico, tagli alle manutenzioni, a rischio biblioteche e istituzioni culturali, annullamento di eventi culturali….

La manovra finanziaria prevista dal Governo imporrà tagli pesantissimi alla spesa corrente dei Comuni italiani, compresi quelli virtuosi, con i conti in ordine e che non sprecano denaro pubblico, come il Comune di Reggio Emilia. La manovra infatti per il 2011 e 2012 prevede una riduzione del disavanzo di circa 24,9 miliardi di euro. Di questi 14,8 miliardi sono riduzione di trasferimenti agli Enti locali. Ovvero, il 59% del totale della manovra graverà sulle Autonomie locali.

Per il Comune di Reggio questo significa la riduzione dei trasferimenti destinati alla spesa corrente di 6 milioni per il 2011 e di 8,4 milioni per il 2012. Una drastica diminuzione delle risorse destinate al Comune che avviene in un contesto di “costante taglio” a partire dal 2006. Un gravissimo impatto sui bilanci comunali e quindi sulla pelle dei cittadini, dato che per adempiere alle indicazioni della manovra gli enti locali dovranno ridurre o chiudere vari servizi di fondamentale importanza per la comunità, oppure aumentare sensibilmente le tariffe. Nello stesso tempo però, sono stati destinate centinaia di milioni di euro come finanziamenti a fondo perduto per fare fronte al dissesto finanziario di alcuni importanti Comuni italiani.

Significativa, fra le numerose iniziative dei sindaci reggiani contro la manovra, l’esposizione di una grande “X”, per dire “qui si chiude”, agli ingressi dei Municipi. “I nostri concittadini – ha detto il sindaco Graziano Delrio – devono aver ben chiaro che se i servizi pubblici vengono azzerati, la responsabilità è da attribuire al Governo centrale, non ai Comuni e agli altri enti locali che erogano i servizi. Si colpiscono quindi i cittadini, la manovra avviene sulla loro pelle”. La manovra aggrava una situazione già pesante, determinata dal Patto di stabilità che già limita gli investimenti comunali, abbattendoli per il 75 per cento: dai 52 milioni di euro di investimenti nel 2008 si passerà a 25 milioni nel 2010 e a 12,4 nel 2011, con pesanti conseguenze per le imprese e i loro dipendenti.

Impatto della manovra su cittadini e Comune
Il Governo sostiene che i minori trasferimenti possono essere recuperati attraverso la riduzione dei tempi determinati e consulenze che non potranno superare il 20% rispetto al 2009; con la riduzione del 7% di indennità a sindaci e assessori; con la riduzione delle indennità dei consiglieri, che non può superare 1/5 dell’indennità del sindaco; infine con la riduzione dell’80% delle spese per convegni, mostre, pubblicità.
Seguendo queste indicazioni del Governo, l’ammontare complessivo dei risparmi, che il Comune di Reggio può realizzare, non arriva certamente a un milione di euro. Questo significa di conseguenza il taglio dei servizi vitali per la collettività: più di 5 milioni di tagli alla spesa corrente per il 2011 e di oltre 7 milioni per il 2012. Considerata la quota incomprimibile di spesa corrente dei Comuni, i 5 milioni di tagli sul 2011 rappresentano quasi il 50% della spesa corrente per servizi, progetti, iniziative, contributi. E i 7 milioni di tagli sul 2012 rappresentano quasi il 60% della stessa spesa.
Infatti, poiché permane il divieto di aumentare i tributi come l’addizionale Irpef e Ici, il Comune ha solo due possibilità:
• ridurre i servizi sociali, assistenziali, scolastici, culturali, sportivi, di polizia locale e di manutenzione ordinaria;
• o aumentare le tariffe.

Imprese e bassa imposizione fiscale
Le regole del Patto di stabilità voluto dal Governo limitano gli investimenti. Se non vengono modificate le norme, la capacità di spesa per investimenti del Comune di Reggio sarà, per il 2010, di 25 milioni e per il 2011 della metà, ovvero di 12,4 milioni. Da sottolineare che dal 2001 al 2008 il Comune ogni anno ha mediamente pagato i lavori dei suoi investimenti per 52 milioni. Questo significa che la riduzione degli investimenti sarà del 75%. Gli investimenti significano lavoro per le imprese del territorio. Di conseguenza, tutte le aziende che avevano nel Comune un importante committente vedranno venire meno una fetta cospicua del loro fatturato. E ciò accade in un momento di forte crisi, in cui sarebbe fondamentale dare sostegno all’economia locale.

Il paradosso è che nelle casse del Comune di Reggio ci sono 58 milioni disponibili e pronti per essere investiti sul territorio. Una politica che volesse davvero premiare il merito, eliminare sprechi e inefficienze, che volesse attuare seriamente una riforma federalista dello Stato, dovrebbe premiare Comuni come quello di Reggio Emilia. Reggio è infatti un Comune virtuoso. Ha già provveduto a ridurre la spesa corrente, ha aumentato servizi che hanno mantenuto un’elevata qualità e un alto gradimento dei cittadini.
Reggio ha raggiunto questi risultati senza aumentare le tasse e i costi dei servizi. Infatti, su 110 Comuni capoluogo italiani, Reggio Emilia si colloca al 70° posto per entrate da multe, all’86° posto per entrate da imposte e tasse, all’80° posto per entrate da servizi e tariffe.

Provocazione o realtà?
L’Amministrazione comunale deve ancora decidere come applicare la manovra. Forbici alla mano, abbiamo voluto fare un esempio provocatorio, ma poi non tanto, di cosa potrebbe significare una manovra che impegna a recuperare almeno 5 milioni di spesa corrente sui nostri servizi:
• Nidi comunali – taglio di circa 100 posti;
• Scuole dell’infanzia – taglio di 300 posti;
• Biblioteche – chiusura delle biblioteche comunali decentrate;
• Restate – annullata;
• Fotografia europea – annullata.
Il Comune di Reggio risparmierebbe così 3,8 milioni di euro, ma dovrebbe trovare altri 1,2 milioni per arrivare al tetto dei 5 milioni che gli mancano, quindi dovrebbe attuare ulteriori tagli.

In base a un altro scenario il Comune dovrebbe intervenire su:
• Fondazione I Teatri – (il Comune dà un contributo annuo pari al 36% delle entrate), potrebbe risparmiare 2,7 milioni di euro, ma ciò implicherebbe la probabile chiusura dell’Istituzione culturale;
• Istituto “Peri”: (contributo Comune pari al 62% entrate): meno 1,6 milioni che significa la chiusura dell’istituto musicale;
• Piscina comunale: (costo/anno al netto delle entrate 1 milione di euro); meno 1 milione, chiusa.
In questo caso il Comune avrebbe raggiunto l’obiettivo finanziario, risparmiando in totale 5,3 milioni di euro, ma avrebbe chiuso i principali contenitori culturali e sportivi della città. A ciò si deve aggiungere il blocco per le spese di personale. Quindi non ci potranno essere nuovi agenti di polizia municipale, nuove maestre, nuovi assistenti sociali. E va ricordato che soprattutto nei servizi alla persona (servizi sociali, educativi, sicurezza), la proporzione fra il numero del personale e il numero degli utenti è fondamentale per garantire la qualità del servizio. Il blocco del tour over si traduce in servizi sociali, educativi e in un presidio del territorio più scadenti.

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