Le cifre della recessione che soffia anche a Reggio

Massimiliano Panarari_optdi Massimiliano Panarari*

Un milione e mezzo di disoccupati (dati Inps) – e la statistica non tiene conto dei co.co.pro e delle (finte) partite Iva che hanno perso il lavoro, e quota 716 milioni di ore di cassa integrazione raggiunta a ottobre. Sono le cifre dell’Italia della recessione, che, purtroppo, soffia anche nella nostra realtà, caratterizzata da sempre da un tessuto produttivo di grande forza e solidità. Ma quest’ultima crisi, partita dagli Stati Uniti e, come spesso accade, dal mondo della finanza (con l’esplosione della bolla dei cosiddetti mutui subprime a fare da detonatore), si è allargata a dismisura, e nel pianeta globalizzato, ha contagiato anche la finora sana economia manifatturiera della nostra provincia (insieme alla vicina Modena, una “potenza esportatrice” di primo livello nel Paese), che evidenzia vari stati di malessere.

L’ultimo “Monitor dei distretti”, l’autorevole rapporto sull’economia distrettuale curato dal Servizio Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo (datato giugno 2009, e focalizzato sul primo trimestre dell’anno in corso), riporta una fotografia a tinte fosche. Ben il 90% dei distretti oggetto di indagine da parte del “Monitor” si trova colpito, nel primo trimestre dell’anno in corso, da una diminuzione dei valori esportati, che arriva alla media del 20%, con punte negative come il – 31,8% della meccanica agricola di Reggio Emilia e Modena.

I dati (fonte: Ufficio studi-Statistica della Camera di commercio) relativi alla cassa integrazione guadagni ordinaria (corrispondente a un atteggiamento di prudenza delle aziende di fronte a una contrazione temporanea della domanda) sul territorio reggiano, per il periodo gennaio-ottobre 2009, indicano un numero di ore autorizzate pari a 5milioni 114mila 903 per i vari settori dell’industria (dall’abbigliamento ai trasporti, dall’editoria alle calzature) e un numero pari a 271.608 per il comparto dell’edilizia. Se guardiamo alle cifre della cassa integrazione straordinaria (che consiste, a differenza di quella ordinaria, in uno strumento di intervento a fronte di una crisi o di un processo di riorganizzazione aziendale), troviamo un totale di 1milione 639mila 186 ore per quanto riguarda l’industria e di 42mila 609 ore per il comparto del commercio. (Va ricordato che, complessivamente, per la legislazione lavoristica italiana, gli interventi ordinari e straordinari non possono superare i 36 mesi nell’arco di un quinquennio).

A settembre 2009, nella provincia di Reggio Emilia, si contano 489 imprese in cig ordinaria, per un totale di 18.850 lavoratori coinvolti, pari a 315 aziende in più (variazione + 181%) e 11.180 lavoratori in più (+ 145%) rispetto all’inizio dell’anno, mentre le aziende in cig straordinaria sono 43 per un totale di 2.754 lavoratori (fonte: Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Reggio Emilia – Ires-Cgil Emilia-Romagna). La città è la zona che, in tutta la provincia, ha subito la maggiore espansione di lavoratori in cig ordinaria, arrivando, a quella data, al pesantissimo incremento del + 227,9%.

Nei primi nove mesi del 2009 (sempre sulla base dei dati forniti dalla Camera di commercio di Reggio Emilia), per quanto riguarda nascita e mortalità delle imprese (un indicatore importante dello stato di salute o malessere di un’economia), si è verificata la cessazione di 3.493 imprese sul nostro territorio, mentre ne sono cessate 25.770 in Emilia-Romagna e 306.303 in tutto il Paese. La variazione è quindi, per Reggio, pari a un – 0,92%, a fronte del – 0,56% su scala regionale e del – 0,17% su scala nazionale. I fallimenti a Reggio e provincia, negli anni 2008 e 2009, sono stati 49 nell’industria, 27 nelle costruzioni, 26 nel comparto del commercio e pubblici esercizi e 24 nei rimanenti settori (dall’agricoltura ai trasporti).

*Politologo, saggista, giornalista, consulente di comunicazione pubblica e politica

Tag: ,